garibaldino

Buongiorno a tutti!
Ben arrivati al parco in questa giornata un po' fredda e grigia, ma pieni di voglia di esplorare e con la speranza che arrivi il sole a scaldarci!

Raggiungiamo l'area didattica e ci presentiamo, io sono Alessandra e voi? Alcuni di voi sono già venuti qui con la scuola, e mi conoscono e conoscono il Parco. Quasi tutti siete già venuti qui, in bici, con i pattini o a fare i pic-nic.

Vi racconto la storia del Parco, lunga quasi quarant'annii, ed insieme immaginiamo come si possa essere trasformata l'area industriale della Breda nell'area verde di oggi.

Dopo la guerra e i bombardamenti queste zone vennero un po' abbandonate, qualcuno coltivava alcuni punti, per altri era diventata una discarica. Qui si rischiò che venissero costruite case, strade, centri commerciali, ma per fortuna i comitati di cittadini che volevano un'area verde ebbero il sopravvento e nacqua il Parco. Ormai quasi quarant'anni fa!

Con i lavori per costruire il Parco,  pulizie, semine, piantumazioni, l'aspetto di questo luogo cambiò.

Però ancora oggi possiamo osservare "reperti" di archeologia industriale del passato, trasformati.

Per prima cosa oggi scopriremo i bunker, i rifugi dell'ex areoporto della Breda che si trovava dove siamo ora, e che durante la seconda guerra mondiale era un punto strategico da bombardare.

Ci prepariamo a scendere, attenti a dove mettiamo i piedi, in questo lungo cunicolo sotterraneo di cemento armato, buio e umido, dove impariamo diverse cose e possiamo anche vedere foto dell'epoca.

Impariamo che le radici del bosco sopra le nostre teste sono più forti del cemento, e negli anni sono entrate trasformando questo posto in una specie di galleria del coniglio di Alice nel paese delle Mraviglie. Ora è stato ripulito ma già un'albero ha ricominciato il suo lento lavoro entrando da una piastra di metallo.

Impariamo anche che il bunker ha la forma di linea spezzata, e le varie parti sono separate da porte di cemento armato, con due vantaggi: guadagnare spazio, perché per uno stesso spazio la lunghezza della galleria e quindi i posti a sedere sono maggiori, e poter limitare i danni se un'esplosione avesse interessato un punto partiolare, com uno degli ingressi, perché non si sarebbe propagata ma si saebbe fermata nel tratto interessato.

Impariamo che qui si scendeva e, anche se probabilmente gli attacchi aerei non duravano moltissimo, non si sapeva mai quando si sarebbe usciti, e la paura di tutti era sicuramente anche se si sarebbe usciti. E il bunker per questo era attrezzato con spazi per scorte di acqua, forse anche di cibo, e di strumenti come pale per poter scavare se una parte del bunker fosse crollata. C'erano anche dei bagni, un impianto elettrico che sicuramente faceva una luce più fioca di quella che c'è oggi, e delle aperture per fas passare l'ossigeno, anche se per non consumarlo la gente probabilmente si sedeva in silenzio.. e aspettava.

Tornati all'aria aperta, e dopo un momento dedicato alla merenda, ci rincamminiamo per osservare altri punti del parco.

Lungo il sentiero vicino alla Cascina intravediamo la Palazzina Volo, un vero esempio di come la natura si sia ripresa uno spazio.

Gli ex-binari breda sono la nostra prossima fermata: qui, dove una volta si provavano prototipi di metropolitane leggere, vediamo molto bene come la natura riesca a riimpossessarsi del suo spazio: grandi bagolari sono cresciuti nel poco di terra che il vento ha depositato all'interno dei binari, e del tutto spontaneamente.

Arriviamo al teatrino: le colonne arrivano fino alla base della strada, e questa struttura era un carroponte.

Siamo anche alla base della montagnetta: qui sotto ci sono i rifiuti "inerti" della Breda, tutti gli scarti delle lavorazioni degli alto forni della Breda, che estraeva il ferro dalle rocce ad altissime temperature ottenendo ferro liquido che poi veniva fatto solidificare dandogli una forma adatta al suo utilizzo.

Pronti a scalarla?

In cima, il punto più alto del Parco, osserviamo anche il monumento ai caduti e una serie di lapidi dove si ricordano gli operai deportati nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale. Nella giornata della memoria qui si ricordano tutte queste persone che persero la vita lontano da casa, e ancora si intravedono, nelle teche del monumento, i sassi e le terre che provengono proprio dai diversi campi.

Per finire, divisi in quattro gruppi, vi lascio dieci minuti per tovare quanti più "scarti della Breda" riuscite a trovare: sono piccoli, scuri, ricordano la lava solidificata e la pietra pomice, ed emergono là dove la gente cammina sui sentieri.

La ricerca dà i suoi frutti! E la mattina insieme finisce.

Ci salutiamo e voi tornate verso la scuola: buon anno a tutti, è un anno importante!

contentmap_plugin