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garibaldino

Eccoci all'ingresso del Parco di via Suzzani dove ci incontriamo oggi. Voi siete con me e ci fermiamo al sole per presentarci: è una limpida giornata di sole che è piacevole addosso, perché l'aria è piuttosto fredda.

Questa zona era industriale, passata la seconda guerra mondiale piano piano le industrie vennero dismesse e negli anni '70 "arrivò il Parco" voluto fortemente dai cittatini che chiedevano un area verde e non nuovo cemento.

Per questo il Parco è stato creato pensando alle persone, grandi e piccoli, e si sviluppa sul territorio di sei  comuni, a volte diviso da strade anche molto trafficate. E' un parco "artificiale", perché costruito dall'uomo.

Vi racconto la sua storia ed insieme immaginiamo che siate architetti e come si possa essere trasformato nell'area verde di oggi: pulizie, semine, piantumazioni. E con il verde sono arrivati gli animali, volpi, ricci, rospi e tanti altri...e insetti uccelli rettili.

Alcuni reperti di archeologia industriale del passato sono stati trasformati e oggi insieme cercheremo le tracce tracce di "archeologia industriale" a testimoniare di cosa c'era qua prima.

Saliamo per esempio verso quello che una volta era un carroponte trasformato in teatrino.

Facciamo anche una prova di audio.

Ci prepariamo a scalare una montagnetta anch'essa frutto del lavoro umano: questa collina che in realtà qui non ci dovrebbe essere, perché siamo già in una zona considerata pianura! Qui sotto ci sono tutti gli scarti delle lavorazioni degli alto forni della Breda, che estraeva il ferro da delle rocce ad altissime temperature ottenendo ferro liquido che poi veniva fatto solidificare dandogli una forma adatta al suo utilizzo.

Ricoperta da terra e con alberi piantumati per trattenere la terra con le radici - oggi la montagnetta sembra tutto fuorché una montagna di scarti.

Scegliamo la via più avventurosa!

E arriviamo sul suo punto più alto: si domina il Parco da qui, e i tetti di Bresso.  Un monumento e una serie di lapidi ricordano i caduti nei campi di concentramento della Seconda Guerra Mondiale, ed in particolare gli operai delle fabbriche che sorgevano su questo territorio. Si intravedono, nelle teche del monumento, i sassi e le terre che provengono proprio dai diversi campi.

Insieme ora proviamo a cercare i resti delle lavorazioni venuti alla luce lungo i sentieri:

Ci spostiamo ora verso un'altra zona del Parco, oltrepassando la passerella su via Clerici.

Chi trova i resti dei binari della Breda?

Quello che è rimasto sono appunto dei binari in metallo e un canale in cemento. Con il vento questo canale si è riempito di un po’ di terra, quella che è bastata perché dei semi riuscissero a germogliare e a diventare poi degli alberi. In particolare ci sono dei bagolari, alberi con delle radici molto forti, che sono riusciti poi a rompere il cemento e a prolungarle nel terreno. Questi alberi vengono detti anche spacca sassi proprio per questo.

Dal prato vediamo anche spuntare un'altra traccia: una torretta di avvistamento.

Per finire raggiungiamo l'area didattica dietro alla Cascina, dove troviamo l’ingresso ai bunker: rifugi strettamente legati all’aeroporto militare di Bresso, dove la Breda costruiva cacciabombardieri, di cui oggi è rimasto un campo volo oggi utilizzato per uso civile e che si trova dietro agli alberi alle nostre spalle. Qui durante la seconda guerra mondiale vennero costruiti bunker, perché era un punto strategico e quindi un possibile bersaglio di bombardamenti.

Entrando osserviamo le pesanti porte di cemento che dovevano servire per resistere il più possibile ad un'esplosione. Notiamo come le gallerie siano disposte ad angolo retto, così ché se un'esplosione ne avesse distrutta una le schegge non sarebbero arrivate alle altre.

Lungo le gallerie erano disposte le panche per sedersi, troviamo poi i bagni e delle stanze forse per conservare cibo e acqua. Troviamo anche alcune vecchie foto appese che ci mostrano la palazzina volo di vui abbiamo individuato prima la torretta, l'aeroporto e i bunker cinquant'anni fa.

All'interno dei Bunker ci sentiamo tranquilli, non si saranno sentiti tranquille le persone che vi scendevono per gli allarmi antiaerei.O chi ancora oggi in altre parti del mondo ci si deve rifugiare.

Usciamo dall'ingresso in fondo, sbucando nel bosco in un punto dove non vi immaginavate.

La mattina finisce davanti alla Cascina, dove vi lascio a fare la merenda che abbiamo saltato: buon anno a tutti ed arrivederci!

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